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martedì 5 novembre 2013

nota del giorno . . . .

Bugie su gay e terapie riparative
di Massimo Introvigne
La nuova Bussola Quotidiana,  5 novembre 2013
Qualche volta basta la parola. È stato sufficiente leggere il nome di Chiara Atzori tra i relatori di un ciclo d’incontri privati per i genitori della scuola cattolica Faà di Bruno di Torino per scatenare la violenta aggressione degli attivisti Lgbt, che ha indotto l’istituto a sospendere l’incontro e l’Arcidiocesi di Torino a protestare energicamente per il tentativo d’imporre su queste materie un pensiero unico, censurando in modo preventivo chiunque proponga idee diverse da quelle della lobby gay. La dottoressa Atzori è di professione infettivologa: è stata subito accusata di considerare l’omosessualità una malattia infettiva, ridicolizzata e insultata. A differenza degli attivisti gay, abbiamo chiesto notizie sulla sua posizione non a qualche sito Internet Lgbt, ma direttamente alla dottoressa Atzori.
Dottoressa, Lei lavora come infettivologa e tiene conferenze sull’omosessualità. Significa che considera l’omosessualità una malattia infettiva?
L’accusa è talmente ridicola che non meriterebbe risposta. Sì, da vent’anni lavoro come infettivologa, e non sento il bisogno di scusarmene. Sono specialista di Aids e di altre malattie sessualmente trasmesse, che sono purtroppo tragicamente diffuse anche nella comunità omosessuale. Le ho studiate sul campo, anche negli Stati Uniti e in Africa, e ho partecipato a numerosi convegni internazionali. Ho molti pazienti omosessuali, che mi onorano della loro stima e spesso della loro amicizia. Non ho mai affermato che l’omosessualità sia una malattia.
Lei è stata dipinta come «la Nicolosi italiana», con riferimento allo psicoterapeuta statunitense dottor Joseph Nicolosi, sostenitore di una «terapia riparativa» per gli omosessuali che in Italia sarebbe «vietata» dall’Ordine degli Psicologi. È così?
Due precisazioni. Primo: non sono una psicoterapeuta. Secondo: il mio contatto con il dottor Nicolosi consiste nell’avere scritto dieci anni fa la prefazione all’edizione italiana di un suo libro. Nicolosi, però, non è un pazzo. Le sue teorie non sono certo condivise da tutti, ma è tuttora membro dell’American Psychiatric Association e invitato a parlare in convegni in tutto il mondo. L’Ordine degli Psicologi italiano, il cui presidente – candidato alle elezioni regionali pugliesi con la Lista di Vendola – è anch’egli non poco controverso per le sue posizioni militanti, non ha titolo a «vietare» alcunché e le sue raccomandazioni non hanno forza di legge.
Ma davvero questa «terapia riparativa» consiste nel «guarire» i gay dall’omosessualità intesa come malattia?
Altre sciocchezze. La terapia riparativa non è proposta ai gay, che per definizione sono gli omosessuali contenti e soddisfatti della loro condizione. È nata per un altro tipo di persone: coloro che sperimentano in sé un orientamento omosessuale indesiderato, che vivono con disagio e incertezza. Queste persone sono più numerose di quanto si creda, e gli psicologi che piacciono al presidente dell’Ordine italiano propongono loro la terapia Gat - «terapia affermativa gay» - la quale parte dalla premessa che il loro disagio nasca dall’interiorizzazione dell’omofobia presente nella società, e cerca di guidarli a superarlo vivendo positivamente la propria omosessualità. È certamente possibile che per qualcuno le cose stiano così, ma quella che non mi convince è l’affermazione dogmatica che dev’essere così per tutti, che tutte le persone incerte sulla loro identità sessuale sarebbero gioiosamente omosessuali se solo la società non fosse omofoba. L’alternativa alla Gat è la terapia riparativa, dove la parola «riparativa» non implica che in queste persone ci sia una qualche malattia da «riparare». La parola viene dal linguaggio psicanalitico, e ipotizza che l’omosessualità non desiderata sia un tentativo («sintomo riparativo» in psicanalisi) messo in atto dalla persona per ritrovare la propria identità sessuale dalla quale si è, per i motivi più variegati, inconsapevolmente distaccata. Può darsi che l’ipotesi non sia confermata. La terapia riparativa intende semplicemente esplorarla, su richiesta – lo ripeto ancora una volta – di queste persone che vivono una situazione d’incertezza.
Perché, allora, gli attivisti Lgbt ce l’hanno con Lei più che con altri?
Forse perché rompo un falso consenso secondo cui l’orientamento omosessuale è sempre per definizione bello, buono e felice, secondo cui esistono solo gay allegri e militanti e non anche persone incerte e a disagio. Questo falso consenso oggi cerca di esercitare un’egemonia su tutta la cultura. Mi sono sempre appassionata all’egemonia per una ragione di famiglia: Antonio Gramsci, il teorico comunista italiano dell’egemonia, era un mio pro-prozio. Ma mi consenta di dire che perfino Gramsci era più democratico e tollerante delle lobby Lgbt di oggi.

lunedì 4 novembre 2013

Sondaggio Ixè per Agorà: il Centrosinistra torna a crescere trainato dal buon risultato del Pd. Ora il Centrodestra è indietro di 2,2 punti. In leggero calo, ma comunque in ottima forma, il M5S

RICONQUISTEREMO PRESTO IL PRIMATO DEL CONSENSO . . . . LE NOSTRE IDEE E QUELLE DA SEMPRE PROPAGANDATE HANNO CHIARO L'OBIETTIVO DI FAR CRESCERE IL PAESE. LA SINISTRA CON LE "TASSE" E L'AUSTRITY UCCIDE IL PAESE

domenica 3 novembre 2013

Sondaggio Swg: crescono le due coalizioni maggiori, trascinate da Pd e Pdl. Ottimo dato della Lega sopra il 5%. In calo il M5S, che scende sotto il 20%. Rif. Comunista e Italia dei Valori sopra l'1%


L'immagine dei poveri omosessuali discriminati non sta più in piedi..............


Care amiche, cari amici
Probabilmente all'interno delle comunità gay, lesbiche, bisessuali e transessuali è in corso un dibattito su come comportarsi a proposito della legge sull'omofobia. Infatti, queste comunità avevano auspicato e promosso la legge perché si sentivano discriminate e oggetto di azioni violente da parte di supposti omofobi. In realtà, alla luce di quanto sta accadendo, emerge una realtà molto diversa.
Nel giro di poche settimane, a partire dalla fine dell'estate, contemporaneamente alla discussione della legge alla Camera, si sono verificate diverse azioni di intolleranza contro i sostenitori della famiglia naturale da parte delle comunità gay, lesbiche, bisessuali e transessuali.
Si comincia a Verona, in settembre, dove le comunità glbt contestano un convegno sull'ideologia del gender organizzato nella città scaligera al quale presenzia lo stesso sindaco e che può svolgersi grazie alla protezione delle forze di polizia. Pochi giorni dopo a Casale Monferrato, un convegno organizzato da Alleanza CattolicaComunione e liberazione e Movimento per la Vita viene impedito dalla presenza in sala di lesbiche che urlano e salgono sul palco con cartelli provocatori, costringendo gli organizzatori a sospendere i lavori. Un convegno a Milano, il 5 ottobre, organizzato da Alleanza Cattolica, con la presenza di giuristi e parlamentari e con la partecipazione del portavoce della Manif francese si può svolgere soltanto grazie alla presenza e alla protezione delle forze dell'ordine. Pochi giorni dopo, sempre a Milano, un convegno alla Provincia viene disturbato da attivisti gay che gridano e distribuiscono volantini all'interno della sala. Le iniziative in difesa della libertà di espressione e a favore della famiglia si estendono: incontri si organizzano a Genova, a Vignate nei pressi di Milano, sempre protette dalla polizia e dai carabinieri. Contemporaneamente scendono in piazza le Sentinelle in piedi, a Brescia e Bergamo, a Milano e a Trento, mentre  a Roma, Verona, Bisceglie, Bologna, si organizza e manifesta la Manif Italia. In queste ultime ore, infine, il fattaccio del vicepresidente dei giuristi cattolici, Giancarlo Cerrelli, che viene invitato alla trasmissione televisiva della Rai Domenica in, e poi improvvisamente "lasciato a casa", mentre pressioni e minacce provenienti dal Comune di Torino costringono l'istituto scolastico Faà di Bruno a rinunciare a una serie di incontri a favore della famiglia.
A questo punto, l'immagine dei poveri omosessuali discriminati non sta più in piedi. La gente comincia a rendersi conto che l'urgenza di una legge contro l'omofobia era una forzatura ideologica e che invece, nei centri del potere che contribuiscono a creare l'opinione pubblica, in tv, nei giornali, nell'editoria, domina un pensiero unico ostile alla famiglia naturale. Inoltre, il Corriere della Sera del 2 novembre ci ricorda che il governo italiano, nel decreto per la scuola approvato dalla Camera il 31 ottobre, ha introdotto la spesa di dieci milioni per l'educazione "all'affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere e al superamento degli stereotipi di genere".
Che cosa fare allora?
Non possiamo aspettarci nulla o quasi dai partiti politici, neppure da quelli che avevano dichiarato incostituzionale la legge sull'omofobia nella passata legislatura per ben due volte. Il Pdl-Forza Italia appare avviluppato in una polemica interna fra falchi e colombe che gli italiani non capiscono e non capiranno, mentre all'interno di un governo dove ci sono ministri solitamente bene orientati passano provvedimenti come quello sopra indicato, senza che nessuno denunci la cosa. La stampa e la tv sono orientate in senso gay-friendly e i più elementari fondamenti della democrazia e del diritto di opinione sono saltati a favore di una mentalità ideologica contraria alla famiglia. Le istituzioni sono occupate da questo stesso pensiero unico, lo accolgono e lo adulano senza neanche sentirsi in dovere di dichiarare che è un'imposizione culturale che proviene dalla Commissione europea.
Cari amici, a noi rimangono soltanto le persone. Una per una, da raggiungere con la fatica quotidiana di spiegare l'ovvio, che la natura è fatta in un certo modo e con caratteristiche sessuali ben precise, che i bambini nascono dall'amore di un uomo e di una donna, che questo amore è bellissimo perché coerente al progetto divino sulla persona e sulla società e che ogni bambino ha diritto di avere un papà e una mamma. Una fatica cui dobbiamo essere disposti a sacrificare qualcosa del nostro tempo, dei nostri pochi soldi, se non vogliamo soccombere definitivamente sotto il peso di un incombente totalitarismo.
Negli Anni settanta la violenza era rossa e impediva, nelle scuole e nelle università soprattutto, di potere esprimere un'opinione contraria a quella imposta dai collettivi comunisti. Oggi si cerca di togliere il diritto di parola a chi sostiene la legge naturale, difende la vita e la famiglia, afferma la distinzione e la complementarietà dei sessi. In più si cerca di soffocare quelle poche istituzioni scolastiche che potrebbero educare in senso contrario al pensiero unico dominante. Allora come oggi la sopraffazione e la violenza avvenivano nel nome del progresso, dell'emancipazione, della libertà.
Cari amici, non cadiamo nella trappola in cui vorrebbero condurci. Alla loro violenza verbale, alla loro aggressività e alle forzature ideologiche, rispondiamo soltanto con la forte e pacata spiegazione della verità, con pazienza e perseveranza.
Papa Francesco ha citato il 31 luglio, incontrando i suoi confratelli gesuiti, il poema di José Maria Pemán (1898-1981), un grande autore cattolico e un coraggioso patriota spagnolo, dedicato a san Francesco Saverio (Il divino impaziente, Paoline 1960). Il dramma di Pemán ci indica lo stile del grande missionario gesuita, uno stile che dobbiamo fare nostro perché è quello che serve al nostro tempo:
"Quando parlate di Cristo (...) non parlate con quella foga che spaventa e fa ritirare i semplici ... Parlate della grazia e del perdono più che della sua ira. Non contentatevi di discorsi in chiesa a porte chiuse. Andate a parlare sui mercati e negli alberghi, senza paura di nulla e di nessuno".
Anche noi non dobbiamo avere paura, come disse il grande beato Giovanni Paolo II, né di testimoniare Cristo con tutta la forza di cui siamo capaci, né di raccontare le prime evidenze della natura umana e della civiltà, oggi insidiate da un pensiero unico, aggressivo e violento.

sabato 2 novembre 2013

1. Comunicato di Massimo Introvigne

Il giurista Giancarlo Cerelli, specialista del tema dell'omofobia e critico sulla legge in discussione in Parlamento, vice-presidente dell'Unione Giuristi Cattolici Italiani, è stato prima invitato e poi escluso dalla trasmissione "Domenica In" in programma per il 2 novembre, dove si parlerà appunto di omofobia. Sul tema interviene con una nota il sociologo torinese Massimo Introvigne, coordinatore dell'Osservatorio della Libertà Religiosa. «È un fatto gravissimo - afferma Introvigne - che chiama in causa la natura e la funzione del servizio pubblico, che viene meno alla sua vocazione pluralista. Cerrelli è escluso per la sua ferma e convincente opposizione a leggi sull'omofobia che introducano reati di opinione e impediscano di esprimere un giudizio sugli atti omosessuali non conforme al pensiero dominante. Ci sono lobby che, su questi temi, vogliono lasciar parlare solo chi dà loro ragione, "silenziando" gli altri con metodi da regime totalitario».
«Il fatto è tanto più grave - continua Introvigne - perché non è isolato. A Torino le pressioni e le minacce delle stesse lobby hanno indotto oggi una scuola cattolica, l'Istituto Faà di Bruno, a sospendere un'iniziativa di formazione privata, non aperta al pubblico, riservata ai genitori della scuola sul tema dell'omosessualità, per evitare di trasformare una riunione interna in una battaglia. Sul tema è intervenuto oggi anche l'Arcivescovo di Torino mons. Nosiglia, con un suo comunicato, elogiando l'Istituto Faà di Bruno e chiedendo che "a nessuno sia consentito esercitare censure preventive" su chi ha diritto di prendere la parola e chi no su temi eticamente sensibili».
«Naturalmente - precisa Introvigne, che è stato nel 2011 Rappresentante dell'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) per la lotta al razzismo e alla xenofobia, oltre che alla discriminazione religiosa - non è in questione la ferma condanna di chi aggredisce, minaccia o insulta le persone omosessuali, in qualunque contesto. Ma questa doverosa condanna non può portare a tappare la bocca, accusandolo di omofobia, a chiunque sulla base delle sue convinzioni religiose o filosofiche, senza insultare le persone omosessuali e anzi professando nei loro confronti rispetto e accoglienza, esprima però l'opinione che "gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati e in nessun caso possono essere approvati", espressione contenuta nel "Catechismo della Chiesa Cattolica" cui Papa Francesco ha di recente invitato a riferirsi sempre come allo "strumento fondamentale con cui la Chiesa comunica il contenuto intero della fede". Davvero dev'essere imbavagliato e discriminato chi vuole solo ripetere in pubblico il Catechismo?».
Roma, 1° novembre 2013

PENSIERO DEL GIORNO

CIO' CHE AFFERMA AD OMNOBUS SU LA 7 L'ON. LEONE DEL PDL-FORZA ITALIA CHE LA QUESTIONE DELLE DECADENZA DI BERLUSCONI NON E' GIUDIZIARIA LA POLITICA LA CONDIVIDO AL 100% - IL PD E LA SINISTRA STANNO STRUMENTALIZZANDO LA SENTENZA, CHE VA SCONTATA ESSENDO PASSATA IN GIUDICATO, MA IL PD E LA SINISTRA SONO IN ASSOLUTA CATTIVA FEDE!!!! STANNO EPURANDO BERLUSCONI DALLA POLITICA ESPELLENDOLO ANZITEMPO DAL SENATO. OKKIO SIGNORI DELLA SINISTRA . . . . BERLUSCONI ED IL SUO POPOLO NON SI POSSONO EPURARE E NOI DA LIBERALI NON VI PERMETTEREMO MAI DI ROVINARE IL PAESE CON LE VOSTRE DISSENNATE RICETTE STATALISTE O PSEUDO LIBERALI ALLA RENZI!!! W LA LIBERTA' ! W L'ITALIA !

venerdì 1 novembre 2013

Berlusconi, ultima chiamata ad Alfano "Se vuoi unità firma per Forza Italia"

Roma, 31 Ottobre 2013
Non possiamo mandare tutto all'aria proprio adesso, dobbiamo restare uniti, una scissione non conviene a nessuno in questo momento. Basta con le polemiche interne, così non andiamo da nessuna parte e facciamo un favore ai signori della sinistra. Dopo una serie di incontri e contatti a palazzo Grazioli Silvio Berlusconi prova a ricompattare il Pdl, tenendo dentro Angelino Alfano e i suoi.
Il Cavaliere avrebbe chiesto al vicepremier di firmare il documento politico varato il 25 ottobre scorso, che sancisce il passaggio formale alla rinata Forza Italia.
Una sorta di ultima chiamata per il suo 'delfino', che il leader azzurro lega volutamente anche alla tenuta delle larghe intese, puntando i piedi sulla legge di stabilità. Senza dimenticare il caso decadenza che, assicura il Cav, è una partita ancora lontana dal fischio finale. Io non voterò mai una manovra che penalizza famiglie e imprese e impone nuove tasse, sarebbe stato il monito del leader azzurro al governo fatto recapitare a Enrico Letta tramite il vicepremier in queste ore.

Berlusconi ha trascorso la giornata soprattutto con falchi e lealisti, che puntano ad accorciare i tempi del Consiglio nazionale e a stanare Alfano e i traditori. Poi vede i pontieri (come Altero Matteoli e Gianni Letta), più propensi a far rientrare il figliol prodigo a casa.
Al termine delle consultazioni, il Cav preferisce non affondare l'ultimo colpo contro i frondisti filogovernativi. E al termine di una lunga giornata di incontri, Berlusconi torna a ricevere Alfano in via del Plebiscito.
Pur essendo determinato ad accelerare i funerali del Pdl anticipando il Consiglio nazionale ai primi di novembre (tra il 9 e il 16), non vuole spaccare il partito, già lacerato da una guerra di nervi all'ultimo sangue. E decide di prendere tempo e frenare, almeno per ora, sulla data del Cn (che sarà definita la prossima settimana) per lanciare un appello all'unità del partito. 

A fine serata, infatti, dopo aver appreso dai lealisti di avere i numeri per vincere una eventuale conta interna, Berlusconi si fa sentire con una nota: "Il documento politico votato all'unanimità dall'Ufficio di presidenza è già stato sottoscritto da una amplissima maggioranza dei componenti del nostro Cn. Mi auguro che, nell'interesse dell'unita' del nostro movimento, si possa raggiungere un'ancora più ampia condivisione" e arrivare così a una "positiva conclusione" della "dialettica interna" che consenta una convocazione "in tempi brevi del Consiglio nazionale".
"Tale auspicio di unità e di concordia del nostro movimento -sottolinea l'ex premier- ci viene chiesto con forza anche dai nostri militanti e dai nostri elettori, che più di tutti desiderano un centrodestra 'unito'in grado di raggiungere la maggioranza nelle prossime elezioni e capace di dare risposte concrete alla grave crisi economica e sociale del nostro Paese".
Le parole del Cav suonano alle orecchie dei filogovernativi come un last call prima dell'affondo finale. "Questa della firma è una mossa per farci venire allo scoperto, della serie o dentro o fuori", dicono alcuni alfaniani a mezza bocca. La partita, dunque, per i futuri assetti del Pdl-Fi è ancora aperta. Gli innovatori non demordono e fanno sapere con un comunicato che possono contare su 22 senatori, più il governativo Gaetano Quagliariello, ricordando la lettera dei 23 firmata il 2 ottobre, giorno della conta per la fiducia al governo Letta.